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La teoria del cigno nero usata dall'Iran è stata fatale per le intelligence occidentali e arabe. Un apparato collassato su se stesso, una politica senza visione e un'Europa che, a nostro giudizio, si è macchiata di un crimine.

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ArticoloLa disfatta delle intelligence
La teoria del cigno nero, utilizzata dall'Iran, si è rivelata fatale per le forze di difesa statunitensi e per i Paesi arabi, che più di tutti hanno pagato il loro doppio gioco. Secondo questa lettura, l'Iran si è infiltrato in ciò che era la burocrazia dei sistemi informativi occidentali, sfruttandone i punti deboli: la tendenza dei vertici a non voler sentire cattive notizie e meccanismi di merito così distorti da far implodere l'intero apparato. Governi e politici, nella corsa ad accrescere il proprio potere, si sono affidati a tecnologie fasulle, vendute ai nuovi responsabili da ex appartenenti agli apparati di intelligence. È un'accusa grave, ed è bene presentarla come chiave di lettura: ma il quadro è quello di chi si è arricchito tradendo il proprio Paese, svendendo il lavoro di milioni di persone, chi combatteva, se stesso e le generazioni future. L'intelligence è capitolata di fronte alle mire fantozziane di una politica incapace di una visione concreta e realistica. Israele, in questa lettura, ha venduto vento al mondo occidentale: lobbisti, ex agenti segreti, politici e faccendieri utilizzano strutture paragovernative per affari sporchi e per impadronirsi di aziende, perdendo completamente il filo della ragione. L'esperimento siriano rovesciare Assad, paralizzare l'esercito e consegnare la vittoria a Jolani/al-Sharaa, «dall'Isis alla democrazia» è stato solo un passaggio, costruito su false trattative. Con cinquanta milioni di dollari, si sono comprati il Venezuela. Ma in Persia si sono fermati. Pagando la criminalità per fomentare le piazze, disinformato il mondo con la complicità delle intelligence e corrotto le istituzioni europee. Sono loro i più pericolosi. L'Iran, intanto, resiste. La parte più interessante è il suo mondo accademico professori, insegnanti, ricercatori che il Mossad ha colpito senza pietà: famiglie bombardate, giovani docenti e scienziati uccisi, il tutto accompagnato da una propaganda falsa. I politici iraniani hanno sfilato per le strade nonostante i bombardamenti, immagini che in Europa non si vedono, perché i nostri sarebbero scappati. Milioni di contribuenti, le tasse delle imprese, sono finiti ad arricchire il mondo sporco di apparati che si sono venduti. Oggi l'Iran tenta di ricostruire un asse in Medio Oriente, e piccoli gruppi si arruolano in quella che viene chiamata «la coalizione di Maometto». Resta un punto fermo. La corruzione che ha attraversato gli apparati di intelligence, le notizie false costruite e diffuse da Israele e la complicità di un'Europa che — a nostro giudizio — si è macchiata di un crimine non possono restare senza conseguenze. I politici che hanno reso possibile tutto questo devono risponderne davanti alla giustizia.
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