Messaggio singolo

TX-2027Permalink aperto
EmiratiIranStati UnitiStretto di HormuzIntelligenceMilitareSettore Marittimo

Fujairah non è un attacco solo dall'esterno. Negli Emirati c'è una frattura: chi vuole la regionalizzazione di Ormuz con l'Iran e chi segue Israele e Washington. La colpa va all'Iran. Ma la mina è dentro.

Articoli collegati

ArticoloFujairah e la guerra interna agli Emirati
Le esplosioni al porto di Fujairah non vengono solo dall'esterno. L'operazione porta impronte americane, inserita in un disegno più ampio di pressione militare nel Golfo. Dentro gli Emirati esiste oggi una frattura. Una parte della leadership punta alla neutralità, vuole un accordo diretto con l'Iran per la regionalizzazione dello stretto di Ormuz, vuole gestire il transito come questione regionale. L'altra parte ha scelto il campo opposto, stretta a Israele e agli Stati Uniti, convinta che la protezione militare americana sia l'unica garanzia di sopravvivenza. Questa divisione produce effetti concreti. Le decisioni si contraddicono, i segnali verso Teheran e verso Washington sono spesso in conflitto. La narrazione pubblica emiratina indica l'Iran come responsabile di tutto ciò che accade nel Golfo. Ma chi conosce la struttura interna del potere ad Abu Dhabi sa che parte della tensione nasce dentro casa. Fujairah è uno dei nodi logistici più sensibili al mondo. Un attacco lì non è mai casuale. Nella guerra per il controllo di Ormuz, la linea di fuoco passa anche attraverso i palazzi degli Emirati.
Link