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Negli Emirati è cominciato l'incubo del tradimento. Le intelligence e le monarchie della regione stanno iniziando a chiedersi: chi ha stretto la mano all'Iran dietro le quinte? Ogni paese arabo che parla di neutralità è adesso un sospettato.

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ArticoloIl sospetto del tradimento: negli Emirati la neutralità araba diventa un’accusa
Dentro le stanze delle intelligence emiratine e nelle corti dei principati del Golfo sta prendendo forma una domanda che nessuno pronuncia ad alta voce ma che tutti stanno facendo: c'è qualcuno che ha parlato con Teheran? C'è un paese arabo che, mentre partecipava alle riunioni della coalizione, stringeva accordi separati con l’Iran? Il segnale che alimenta questo sospetto è la neutralità. Quando un paese della regione dichiara di non voler prendere parte al conflitto, la lettura emiratina non è quella di una scelta prudente: è quella di un tradimento in corso. La neutralità, in questo momento, viene percepita come una copertura diplomatica per relazioni sotterranee con Teheran. E questa percezione sta avvelenando i rapporti interni al mondo arabo. Le monarchie del Golfo che hanno scommesso sull’offensiva contro l’Iran si trovano ora in una posizione psicologicamente insostenibile. . È più facile cercare un traditore. Questo tipo di paranoia, una volta entrata nei sistemi di intelligence, è molto difficile da fermare. Produce sospetti, produce controlli, produce rotture.
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