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La Serbia nel maggio 2026 gioca su tutti i tavoli: neutrale per dichiarazione, dipendente dalla Russia per l'energia, partner di Israele, fornitore indiretto dell'Ucraina. Ogni equilibrio ha una scadenza.

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ArticoloSerbia 2026: il paese che gioca su tutti i tavoli
La Serbia entra nel maggio 2026 con tre crisi simultanee che nessun governo riesce a gestire separatamente: un'economia in frenata, un sistema politico sotto pressione e un ruolo militare ambiguo che la espone su fronti opposti. Sul piano economico, la Banca Mondiale ha tagliato le previsioni di crescita del PIL dal 3% al 2,7% per il 2026. L'inflazione sale al 4,5%. La causa più immediata è la crisi energetica: NIS, la compagnia petrolifera nazionale, è paralizzata dalle sanzioni occidentali contro Gazprom Neft, il suo azionista di riferimento. Il conflitto in Medio Oriente alza ulteriormente il costo dell'energia e comprime gli investimenti esteri. Belgrado gestisce la dipendenza dal gas russo senza poterla dichiarare pubblicamente. Sul piano militare, la Serbia ha reintrodotto il servizio obbligatorio, con inizio previsto marzo 2027 e un costo di 90 milioni di euro in tre anni. Il bilancio della difesa è salito a 2,37 miliardi di euro, con esportazioni di armamenti tra 500 e 800 milioni. Il 29 aprile 2026 ha firmato un accordo di sicurezza con Israele per lo scambio di dati classificati. Al tempo stesso, fonti attendibili segnalano che forniture militari serbe continuano ad arrivare in Ucraina attraverso paesi terzi. Neutrale per dichiarazione, Serbia di fatto rifornisce entrambi i lati. Sul piano politico, le elezioni sono attese entro l'autunno. L'Unione Europea ha sospeso tutti i fondi alla Serbia per la mancata riforma del sistema giudiziario. Belgrado ha promesso di recepire le raccomandazioni della Commissione di Venezia entro giugno, ma la credibilità di questi impegni è bassa dopo oltre un anno di proteste che il governo non è riuscito ad assorbire. Il quadro è quello di un paese che ha costruito la propria sopravvivenza geopolitica sull'ambiguità: neutrale rispetto alla NATO, dipendente dalla Russia per l'energia, partner di Israele, fornitore indiretto dell'Ucraina, candidato formale all'UE. Ogni equilibrio regge finché nessuno dei suoi interlocutori decide di pretendere una scelta definitiva.
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