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Sul conflitto Iran-Medio Oriente, le fonti occidentali sono quasi tutte di dubbia origine. Nessuna segue il principio delle tre fonti indipendenti. Quel che circola è propaganda costruita su dichiarazioni, non su fatti verificabili.
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ArticoloConflitto Iran: quando la notizia è il messaggio di qualcun altro
Sul conflitto Iran-Medio Oriente esiste una uniformità di narrazione nelle fonti occidentali che non è pluralismo: è allineamento.
E l'allineamento nelle notizie è il primo segnale di una filiera controllata.
Il giornalismo richiede tre fonti indipendenti e verificabili. Quasi nessuno che copre l'Iran rispetta questo standard.
Le notizie poggiano su dichiarazioni ufficiali di governi belligeranti, output di think tank finanziati dagli stessi governi, e fonti anonime non verificabili.
Tre etichette diverse per una fonte sola.
Le organizzazioni che producono la maggior parte dell'intelligence open source sul conflitto ricevono finanziamenti da governi occidentali e del Golfo attraverso fondazioni, da imprenditori con interessi diretti nella regione, da lobby del settore difesa ed energia.
Questo non rende automaticamente false le notizie. Rende visibile chi ha pagato per produrle, e chi ha un interesse nel risultato.
La propaganda moderna non inventa. Seleziona fatti reali, li enfatizza nel momento utile, li fa rimbalzare in simultanea su tutte le piattaforme.
Una notizia sembra verificata perché è ovunque. Non lo è: è solo amplificata da giornalisti compiacenti che la trattano come dato di fatto senza chiedersi da dove viene.
Quando leggi qualcosa sul conflitto iraniano, una sola domanda basta: esiste una fonte primaria, un documento, una registrazione, un dato verificabile, oppure c'è solo una dichiarazione con un logo sopra?
Se la risposta è la seconda, non stai leggendo una notizia. Stai leggendo il messaggio di qualcun altro.