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L'Iran è arrivato a Islamabad da vincitore. I 7 miliardi sbloccati prima del tavolo, lo Stretto di Hormuz in mano iraniana, il Libano che rientra nel cessate il fuoco. Teheran non tratta da sconfitto.
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L'Iran è andato a Islamabad a trattare. Ma prima di sedersi, ha già vinto. I 7 miliardi di asset congelati sono stati sbloccati come condizione preliminare non negoziabile. Lo Stretto di Hormuz rimane sotto controllo iraniano. E il Libano dovrebbe rientrare formalmente nel cessate il fuoco. Teheran non si è seduta al tavolo come sconfitta si è seduta da potenza che ha incassato concessioni concrete prima ancora che i negoziatori si stringessero la mano.
LA PROPOSTA AMERICANA IN 15 PUNTI
La delegazione americana si è presentata a Islamabad con un documento in 15 punti elaborato dall'amministrazione Trump dall'inviato speciale Steve Witkoff e dal Segretario di Stato Marco Rubio. Il framework americano ruota attorno a tre pilastri: smantellamento completo e verificabile del programma nucleare iraniano con ispezioni AIEA senza preavviso; cessazione di qualsiasi supporto a milizie nella regione Hezbollah, Hamas, Houthi, milizie sciite in Iraq; rilascio degli ostaggi americani. In cambio: riduzione graduale delle sanzioni, sblocco parziale degli asset e apertura di canali commerciali limitati. Il punto 15 conteneva però una clausola inaccettabile per Teheran: la de-escalation asimmetrica ,prima ti disarmi, poi ti do qualcosa. Una resa travestita da negoziato.
Nelle ore precedenti i colloqui, Trump aveva postato: L'Iran sa cosa succede ai paesi che scelgono male. Abbiamo la capacità di cancellare una civiltà in poche ore. La diplomazia ha qualificato il messaggio come «retorica negoziale. Teheran lo ha letto come conferma di mala fede.
I 10 PUNTI IRANIANI
L'Iran non ha risposto ai 15 punti americani punto per punto. Ha presentato una propria proposta autonoma in 10 punti, ignorando di fatto il framework americano come base di partenza. Un messaggio politico preciso: Teheran non accetta di essere il soggetto passivo di un negoziato dettato da Washington. I punti principali: riconoscimento del diritto sovrano all'arricchimento dell'uranio senza limiti imposti dall'esterno; riduzione significativa della presenza militare USA nel Golfo Persico; sblocco immediato degli asset congelati come gesto preliminare; nessuna ingerenza sulle relazioni regionali con Hezbollah, milizie alleate e movimenti palestinesi; garanzie di non aggressione per dieci anni con verifica internazionale; ispezioni nucleari AIEA senza accesso automatico ai siti militari. La distanza è abissale. Gli USA chiedono smantellamento; l'Iran chiede riconoscimento. Non sono posizioni di apertura destinate a convergere sono visioni incompatibili del risultato finale.
L'EQUIVOCO O IL GIOCO DEL PAKISTAN
Prima dell'apertura ufficiale del tavolo, le delegazioni americana e pakistana avevano dichiarazioni pubbliche contraddittorie: il programma nucleare iraniano è o non è oggetto dei colloqui? Rubio: categoricamente no, i colloqui riguardano solo il cessate il fuoco. Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar, ore dopo: i colloqui coprono l'intero spettro delle questioni, incluso il nucleare. Islamabad non ha ritrattato. Teheran ha osservato in silenzio — e ha incluso nel suo documento in 10 punti diversi riferimenti al programma nucleare. La spiegazione più probabile: il Pakistan ha deliberatamente lasciato aperta l'ambiguità per attrarre l'Iran al tavolo, sapendo che senza la prospettiva nucleare Teheran non avrebbe partecipato.
I 7 MILIARDI: L'IRAN HA VINTO PRIMA DI INIZIARE
Questa è la notizia più importante: prima di sedersi al tavolo, l'Iran ha ottenuto lo sblocco dei circa 7 miliardi di dollari di asset congelati — principalmente in Corea del Sud. Non come parte di un accordo. Come condizione preliminare per partecipare. Washington aveva sempre sostenuto che nessun fondo sarebbe stato rilasciato prima di un accordo complessivo — erano la principale leva di pressione americana. Il fatto che abbiano ceduto prima ancora dell'apertura formale racconta qualcosa di cruciale: gli USA avevano bisogno che l'Iran si sedesse al tavolo più di quanto l'Iran avesse bisogno di parteciparvi. Ottenere lo sblocco dei fondi come precondizione inverte completamente la logica negoziale che Washington aveva costruito in anni di sanzioni.
LO STRETTO DI HORMUZ RESTA IN MANO IRANIANA
Nell'accordo-cornice che ha reso possibile i colloqui è stata inclusa una clausola implicita: lo Stretto di Hormuz rimane sotto controllo operativo iraniano per tutta la durata delle trattative. Washington non ha ottenuto alcuna garanzia di libero transito internazionalmente garantito una delle richieste centrali del documento in 15 punti. L'Iran mantiene così in mano la leva più potente del negoziato: la capacità di interrompere il transito di circa il 20% del commercio petrolifero mondiale con una decisione unilaterale. Ogni sessione di trattativa si svolge con questa consapevolezza sullo sfondo.
IL LIBANO RIENTRA NEL CESSATE IL FUOCO
Nelle ultime ore è emerso che domani, 11 aprile, dovrebbe essere annunciato il rientro formale del Libano nell'accordo di cessate il fuoco. Era stato escluso dalla versione iniziale dell'8 aprile esclusione che Israele aveva imposto unilateralmente. Il rientro del Libano chiude la finestra che lasciava aperta la possibilità di operazioni israeliane contro Hezbollah senza violare formalmente la tregua. La pressione è venuta congiuntamente da Iran, Francia e Nazioni Unite. Israele avrebbe accettato in cambio di garanzie scritte sull'inibizione operativa di Hezbollah a sud del fiume Litani per i prossimi 90 giorni.
DUE FUCILI ANCORA PUNTATI
Nonostante le vittorie preliminari iraniane, entrambe le delegazioni restano al tavolo con le pistole in mano. Sul lato americano: portaerei nel Golfo non spostate, bombardieri B-2 in allerta avanzata, sanzioni strutturali invariate. Trump continua a postare messaggi minacciosi anche durante le riunioni. Sul lato iraniano: centrifughe di arricchimento non fermate, milizie alleate operative, controllo di Hormuz mantenuto, tregua militare definita dai Pasdaran come «scelta tattica, non resa.
CONCLUSIONI
L'Iran è arrivato a Islamabad avendo già incassato tre risultati concreti: i 7 miliardi sbloccati, lo Stretto di Hormuz in mano propria, e il Libano in procinto di rientrare nella tregua. Teheran ha giocato bene le sue carte e Washington ha pagato il prezzo di aver avuto più fretta dell'avversario di aprire un tavolo. La distanza tra le due proposte non è tecnica è politica. Un accordo vero è ancora molto lontano. Ma il tavolo c'è. E questa volta è l'Iran ad avere il vantaggio negoziale.