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Le intelligence si sono piegate alla politica. In America ammutinamenti interni. Meloni segue la dottrina Trump sul nucleare iraniano: un errore che rischia di isolare l'Italia.

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ArticoloIntelligence sottomesse, Meloni con Trump: il costo di non capire l'Iran
Il problema grave dell'intelligence oggi non è la mancanza di informazioni. È la sottomissione alla rottura politica. I servizi non sono stati in grado di fermare determinate situazioni non perché non le vedessero: perché non sono stati ascoltati, o perché hanno smesso di parlare. Quando l'intelligence si piega alla politica, perde la sua funzione. Diventa uno strumento, non una guida. In America la situazione è grave. Ci sono stati casi documentati di ammutinamento interno, di funzionari che hanno rifiutato direttive, di analisti messi da parte perché le loro valutazioni non corrispondevano alle scelte del potere esecutivo. Un'intelligence che non viene ascoltata non è solo inutile: è pericolosa, perché lascia il campo alle decisioni prese senza basi reali. In questo quadro si inserisce la posizione di Giorgia Meloni sul nucleare iraniano. Il presidente del Consiglio continua a ripetere la dottrina Trump: il nucleare iraniano come minaccia primaria, come linea sulla quale non si tratta. È una posizione politicamente comoda, allineata con Washington, ma analiticamente sbagliata. Ciò che Meloni non sembra in grado di percepire è la portata di ciò che si sta muovendo dall'altra parte. L'Iran sta costruendo un'offensiva diplomatica sul dossier nucleare che sarà devastante per chi si troverà sul fronte sbagliato. Teheran sa come usare il negoziato come strumento di pressione, sa come isolare progressivamente chi resta ancorato alla narrativa americana, sa come costruire consenso internazionale attorno a una propria versione dei fatti. Chi continua a parlare di nucleare iraniano con la voce di Trump, tra qualche mese si troverà solo, con una posizione che nessuno dei suoi interlocutori votrà più difendere. Il rischio per l'Italia non è astratto. È concreto, immediato, e nessuno nel governo sembra volerlo vedere.
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Il vero flop non è stato l’Iran. Il vero flop è stato di chi avrebbe dovuto leggerne le mosse in anticipo.

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ArticoloIl grande Flop delle Intelligence
Il problema non è ciò che l’Iran sta facendo oggi. Il problema è ciò che molti non hanno voluto vedere: mentre l’attenzione restava concentrata sugli aspetti militari e sulle dietrologie, Teheran avrebbe già iniziato una vera offensiva diplomatica e quasi nessuno se ne sarebbe accorto. Una strategia di lungo periodo che le intelligence occidentali rischiano di aver sottovalutato.
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Aerei da rifornimento statunitensi stanno sorvolando il Golfo.

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Sta per iniziare a circolare una nuova narrativa sull’Iran nei media occidentali ed è necessario prestare attenzione: è costruita, non corrisponde alla realtà dei fatti.

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Movimenti tattici iraniani: prestare la massima attenzione.

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Munir, il mediatore pakistano, sta lasciando Teheran. Nessun accordo è stato raggiunto.

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Avviso: qualora venissero lanciati attacchi contro l’Iran da parte di forze arabe, statunitensi o israeliane, si ritiene che la risposta iraniana sarebbe immediata. Prestare la massima attenzione agli sviluppi.

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Attività tattiche iraniane nelle prossime ore

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Interferenze GPS sono attualmente tra Siria meridionale, Kuwait, Qatar, Emirati e Oman settentrionale

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il fallimento dei negoziati con l’Iran riflette uno stile negoziale molto centrato sull’immagine personale del presidente Trump, più che sulla costruzione graduale di un compromesso.

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Emirati disturbi GPS

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Interruzioni del segnale GPS in Qatar e Kuwait.

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Le forze armate iraniane sono entrate nel massimo stato di allerta.

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Un drone USA MQ-4C 'Triton' è stato avvistato nelle coste di Cuba

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Si segnalano un livello di disturbo radar e GPS superiore alla media negli Emirati e nel Golfo di Oman.

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NOTAM, lo spazio aereo iraniano occidentale rimarrà chiuso fino a lunedì mattina, ad eccezione dei voli diurni

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Delegazione del Qatar è arrivata a Teheran.

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TX-2255Thread 2

Il feldmaresciallo pakistano Asim Munir è in viaggio verso Teheran nel tentativo di rilanciare la mediazione tra Iran e Stati Uniti.

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Nelle ultime 24 ore, 35 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz

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Crescono le divergenze tra Dubai e Abu Dhabi mentre Teheran avverte: un passo falso potrebbe portare ad attacchi contro energia e desalinizzazione.

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ArticoloEmirati, tensioni interne e minacce iraniane sulle infrastrutture
Negli Emirati Arabi Uniti emergono segnali di crescente tensione interna, con divergenze sempre più evidenti tra i principali centri di potere di Dubai e Abu Dhabi. Fonti regionali descrivono un clima di forte attrito politico ed economico, mentre aumenta il trasferimento di capitali e residenti verso l’Arabia Saudita. Parallelamente, cresce la presenza israeliana negli ambienti strategici vicini ad Abu Dhabi, elemento che alimenta ulteriori sensibilità regionali. Sul fronte iraniano, i messaggi inviati nelle ultime ore appaiono particolarmente duri: Teheran avrebbe chiarito che qualsiasi escalation o errore strategico potrebbe portare a operazioni dirette contro infrastrutture critiche del Golfo, inclusi impianti di desalinizzazione e produzione elettrica. Secondo diverse valutazioni, la linea di risposta iraniana sarebbe già stata definita e preparata a livello operativo.
SilentPeople | Pagina 46