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ItalyIntelligence
Mantovano believes himself to be the great Italian intelligence strategist. But those who work in the sector immediately recognize the difference between those who think and those who act to think. Scratch scratch, only the game remains.
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L'ex magistrate salentino ha imparato in anni di politica che il silenzio pesa più delle parole, che l'aria grave è confusa con la competenza. È un metodo antico, e funziona per un certo tempo.
Ma l'intelligence ha una caratteristica che la politica non possiede: i risultati prima o poi si misurano. E chi lavora nel settore , non impiega molto a valutare la differenza tra chi dirige e chi recita di dirigere.
Ciò che emerge dalla gestione Mantovano degli apparati è un pattern riconoscibile: le posizioni chiave vengono assegnate non per curriculum operativo, ma per prossimità "politica". Il criterio di selezione non è la competenza nel settore, ma l'appartenenza . Il DIS e i servizi ad esso collegati vengono trattati come un'estensione del partitino.
Il primo è l'allontanamento progressivo dei professionisti più capaci, che non tollerano di essere subordinati a logiche di corte. Il secondo è la perdita di credibilità negli scambi con le agenzie partner straniere, che valutano i loro interlocutori italiani su base tecnica e si accorgono quando siedono di fronte a qualcuno che deve la poltrona a una telefonata anziché a una carriera.
Mantovano ha costruito la sua immagine pubblica sull'equazione riservatezza = intelligenza. È un'equazione che funziona finché nessuno chiede conto dei risultati. Ma la politica è cambiata, l'intelligence è sotto pressione, e i fallimenti si notano.
Un piccolo megalomane in una poltrona grande non è necessariamente pericoloso finché non arriva la crisi. Quando arriva, si vede tutto.
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