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TEHRAN'S SILENT OFFENSIVE ON THE IRAQI BORDER: 150 ARRESTS, FOREIGN NETWORKS IN THE CROSSHAIRS
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Operazioni coperte iraniane proseguono nel Kurdistan iracheno: tra i fermati 73 affiliati a gruppi armati e numerosi contrabbandieri d'armi. Sequestrate granate e armamento leggero. Sospettati i finanziamenti USA–Israele per destabilizzare la frontiera Iraq–Iran.
Mentre l'attenzione internazionale resta concentrata sullo Stretto di Hormuz e sul dossier nucleare, l'Iran sta conducendo un'estesa operazione di controintelligence lungo il confine con l'Iraq, con particolare focus sulle aree del Kurdistan iracheno utilizzate da decenni come retrovia per gruppi armati e cellule ostili a Teheran.
Il bilancio è significativo: circa 150 persone fermate, segnale che la minaccia non è più limitata a basi logistiche statiche, ma si sta spostando su micro-cellule mobili e flessibili.
L'operazione procede in modo deliberatamente silenzioso. Teheran evita conferenze stampa e annunci ufficiali, preferendo l'azione discreta dei servizi. Il messaggio politico è duplice: da una parte si vuole evitare che gli arresti siano usati come pretesto narrativo da Washington e Tel Aviv, il silenzio mediatico riduce il rischio che le reti residue all'estero ricevano in tempo segnali di allerta sulla compromissione dei loro asset sul terreno.