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Seventy US parliamentarians are calling for the 25th Amendment against Trump. The war on Iran violates the UN Charter. Over 100 legal experts: possible war crimes. Congress has already voted. He lost.

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Oltre settanta parlamentari democratici chiedono la rimozione del presidente. Ma il meccanismo costituzionale è nelle mani di chi non vuole usarlo. Nel frattempo, la guerra all'Iran è già sotto processo davanti all'opinione giuridica internazionale. IL 25° EMENDAMENTO: LA RICHIESTA E IL MURO Dopo che Donald Trump ha scritto su Truth Social che "un'intera civiltà morirà stanotte" se l'Iran non cede, più di settanta parlamentari democratici deputati e senatori hanno invocato formalmente il 25° emendamento della Costituzione americana. Tra i nomi più in vista: il senatore Ed Markey del Massachusetts e il deputato Mike Quigley dell'Illinois, che hanno pubblicato dichiarazioni esplicite chiedendo al Gabinetto di agire. Persino alcune voci dalla destra tra cui Anthony Scaramucci, ex funzionario della Casa Bianca sotto Trump, e Marjorie Taylor Greene hanno sollevato la questione, pur per motivazioni diverse. Il problema è strutturale. Il 25° emendamento non può essere attivato dal Congresso. Richiede che il Vicepresidente JD Vance e la maggioranza dei membri del Gabinetto dichiarino formalmente che il presidente è "incapace di esercitare le funzioni e i doveri del suo ufficio". Vance non lo farà. Il Gabinetto nemmeno. E anche se lo facessero, Trump potrebbe contestare la decisione entro quattro giorni a quel punto sarebbero necessari i due terzi di entrambe le Camere per confermare la rimozione. Con il Congresso a maggioranza repubblicana, l'ipotesi è praticamente impossibile. Il 25° emendamento resta, per ora, un segnale politico. Potente, ma senza effetto pratico. IL WAR POWERS RESOLUTION: IL CONGRESSO HA PROVATO E HA PERSO Più concreta almeno in termini procedurali è stata la battaglia sul War Powers Resolution del 1973, la legge che limita il potere del presidente di impiegare le forze armate senza autorizzazione congressuale. Il 28 febbraio 2026, Trump ha ordinato attacchi coordinati USA-Israele contro l'Iran senza alcun voto del Congresso. Nei giorni successivi, i Democratici hanno presentato risoluzioni in entrambe le Camere per fermare le operazioni militari. I risultati: Senato, risoluzione respinta 53 a 47. Camera, risoluzione respinta 219 a 212. I Repubblicani hanno tenuto la linea. E anche qualora le risoluzioni fossero passate, Trump avrebbe posto il veto — e per superarlo servirebbero i due terzi di entrambe le Camere. Il Congresso americano non ha mai, in tutta la sua storia, superato con successo il veto presidenziale su una risoluzione war powers. A inizio aprile, i Democratici hanno tentato un'ulteriore mossa attraverso una sessione pro forma della Camera, cercando di passare la risoluzione per consenso unanime. Anche questo tentativo è fallito. LA GUERRA ALL'IRAN È ILLEGALE? IL DIRITTO INTERNAZIONALE RISPONDE Sul piano del diritto internazionale, la risposta di accademici, esperti e istituzioni multilaterali è sostanzialmente univoca: sì, gli attacchi del 28 febbraio violano la Carta delle Nazioni Unite. La forza armata contro uno Stato sovrano è ammessa solo in due casi: legittima difesa contro un attacco in atto o imminente, oppure autorizzazione esplicita del Consiglio di Sicurezza ONU. Nessuna delle due condizioni era presente. Oltre cento esperti di diritto internazionale con sede negli Stati Uniti hanno firmato una lettera aperta pubblicata su Just Security, condannando gli attacchi come violazione esplicita della Carta ONU e potenzialmente configurabili come crimini di guerra. L'ex capo dell'ufficio legale del CENTCOM Comando Centrale USA ha dichiarato pubblicamente che l'operazione «viola il diritto internazionale in numerosi aspetti» e "la Costituzione americana e il War Powers Resolution." Gli esperti dell'ONU hanno emesso una dichiarazione congiunta condannando l'aggressione all'Iran e al Libano come "flagrante violazione del diritto internazionale." MINAB: LA SCUOLA, I BAMBINI, IL MISSILE TOMAHAWK Il punto più grave e il più documentato riguarda la scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab, nella provincia di Hormozgan, nel sud dell'Iran. Il 28 febbraio, primo giorno della guerra, la scuola è stata colpita da tre attacchi successivi il cosiddetto triple tap. Le indagini di Amnesty International, basate su analisi audiovisive e resti del missile, indicano con alta probabilità che si trattasse di un Tomahawk americano un missile a guida di precisione utilizzato esclusivamente dalle forze USA in questo conflitto. Il bilancio: tra 175 e 180 morti. Di questi, almeno 110 erano bambini 66 maschi e 54 femmine. Più 26 insegnanti e quattro genitori. Le indagini del Guardian e di altre testate internazionali non hanno trovato alcuna evidenza che l'edificio avesse funzione militare al momento dell'attacco. Il sindaco di Minab ha confermato che il complesso militare adiacente era inattivo da circa quindici anni. Amnesty International, Human Rights Watch e l'UNESCO hanno chiesto indagini formali per crimini di guerra. Al Jazeera ha definito il targeting della scuola "probabilmente deliberato." Sono i bambini di Minab. Sono i bambini dagli zaini che Ghalibaf ha portato su un aereo diretto a Islamabad. CONCLUSIONE: UNA GUERRA CHE NESSUNO HA FERMATO Trump ha lanciato una guerra senza autorizzazione congressuale, in violazione del diritto internazionale, colpendo tra gli altri una scuola elementare. Il Congresso ha votato per fermarlo e ha perso. Più di settanta parlamentari chiedono la sua rimozione ma non hanno gli strumenti per ottenerla. La macchina costituzionale americana progettata proprio per frenare l'abuso del potere esecutivo si è inceppata. Non perché non funzioni in teoria, ma perché chi ha il potere di azionarla ha scelto di non farlo. Il 25° emendamento resta lettera morta. La guerra all'Iran continua.
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