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Italy without a compass. Meloni does not govern: he performs. No plan for businesses, no response to the crisis just the search for a culprit. The complete analysis of Silent People.

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L'economia italiana è in affanno profondo. Il PIL cresce meno della media europea, la produzione industriale è in calo strutturale, l'inflazione ha eroso il potere d'acquisto delle famiglie e i margini delle piccole e medie imprese. La guerra commerciale innescata dall'amministrazione Trump nel 2025-2026 ha inferto un colpo durissimo all'export manifatturiero: metalmeccanica, moda, agroalimentare, automotive settori che rappresentano l'ossatura del made in Italy si trovano ad affrontare barriere tariffarie che non vedevano dagli anni Settanta. In questo scenario, ci si aspetterebbe dal governo un piano organico. Niente di tutto questo è arrivato. Quello che è arrivato, invece, è una serie di conferenze stampa, tweet e interviste in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato perché la colpa non è del suo governo. La struttura comunicativa del governo Meloni si articola sempre attorno alla stessa logica: identificare un nemico esterno, attribuirgli la responsabilità dei problemi, presentarsi come paladini di un'Italia assediata. I capri espiatori sono molteplici: l'Unione Europea, le sinistre precedenti, gli speculatori internazionali, la stampa ostile. Questa strategia funziona nel breve periodo ma ha un costo devastante per il sistema produttivo: ogni settimana persa in polemiche politiche è una settimana in cui le imprese aspettano risposte che non arrivano. Le piccole e medie imprese il motore reale dell'economia italiana vivono oggi in un limbo insostenibile. Non sanno come orientarsi di fronte ai nuovi dazi americani. Non sanno se e quando arriveranno fondi europei. Non sanno se il costo dell'energia scenderà. I dati sono impietosi: produzione industriale -3,2% nei primi due mesi del 2026; export manifatturiero verso gli USA -7-9%; PMI manifatturiero sotto quota 50 per sei mesi consecutivi; fallimenti aziendali +12% nel 2025. Il problema non è soltanto politico è epistemico. Giorgia Meloni sembra convinta che la narrativa sia sufficiente. I suoi interventi pubblici oscillano tra il trionfalismo ("l'Italia è rispettata come mai prima") e il vittimismo ("paghiamo i debiti degli altri"). Quello che non esiste è la concretezza: numeri, obiettivi misurabili, responsabilità definite, scadenze precise. Il problema più grave è quello che accade alle fondamenta della competitività italiana in modo silenzioso: ritardo strutturale sulla transizione energetica, sulla digitalizzazione delle imprese, sul capitale umano. Su tutte e tre, il governo Meloni non ha prodotto politiche all'altezza della sfida. Fondi PNRR con tassi di assorbimento tra i più bassi d'Europa. La fuga dei talenti italiani all'estero continua senza politiche di retention. Il mismatch tra competenze richieste dalle imprese e offerta formativa si allarga ogni anno. L'Italia non può permettersi un governo che gioca a fare politica mentre l'economia reale brucia. Ogni mese senza un piano industriale serio è un mese in cui le imprese prendono le loro decisioni senza uno Stato affidabile alle spalle. Il mercato non aspetta. I competitor non aspettano. Le imprese che stanno valutando se delocalizzare non aspettano. Ogni giorno di vuoto decisionale è un giorno che non si recupera. L'Italia ha bisogno di un governo che governi. Non di un governo che reciti.
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