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Pakistan mediates US-Iran ceasefire but neutrality is a facade. The Saudi pact and the 134 billion debt reveal Sharif's double game. Iran accepts out of necessity but trust is fragile.
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Il 7-8 aprile 2026, gli Stati Uniti e l'Iran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane nella guerra Iran 2026, mediato dal Pakistan. Trump ha dichiarato di aver accettato sulla base delle conversazioni con il PM Shehbaz Sharif e il Field Marshal Asim Munir. L'Iran ha accettato 'in risposta alla richiesta fraterna del PM Sharif'.
Tuttavia, la neutralità del Pakistan è profondamente compromessa. Il patto di Difesa Mutua Strategica firmato con l'Arabia Saudita il 17 settembre 2025, che considera l'aggressione contro una parte come aggressione contro entrambe, è diventato un 'albatross per Islamabad'. Il Vice-Premier Ishaq Dar ha cercato di rassicurare l'Iran che il suolo saudita non sarebbe stato usato per attaccare l'Iran, ma analisti regionali dubitano che il Pakistan possa fungere da mediatore neutrale data la sua alleanza decennale con Riyadh.
Il doppio gioco ha radici storiche: durante la guerra in Afghanistan, il Pakistan ha incassato miliardi dai fondi USA fornendo contemporaneamente rifugio a Osama bin Laden ad Abbottabad. Lo stesso schema si ripete oggi: pubblicamente condanna gli attacchi israeliani e offre mediazione con l'Iran, ma privatamente si posiziona come proxy americano. Con un debito estero di 134,5 miliardi di dollari e una crescita del 2-3%, il dollaro 'non è più una scelta, è sopravvivenza'.
Dopo l'umiliazione dell'Operazione Sindoor indiana (maggio 2025), il Gen. Munir vede l'alleanza USA come l'unico modo per riequilibrare i rapporti con New Delhi. Il Pakistan spera che facendo da 'martello orientale' di Washington contro l'Iran, possa comprare il silenzio americano sulla questione indiana.
La relazione Iran-Pakistan è segnata da una sfiducia storica profonda. Nel gennaio 2024, l'IRGC ha lanciato missili nel distretto pakistano di Panjgur, e il Pakistan ha risposto entro 48 ore colpendo in profondità nel territorio iraniano. Nonostante questo, l'Iran ha accettato la mediazione pakistana perché non aveva alternative migliori.
Sul fronte interno, il Pakistan ospita la seconda più grande popolazione sciita al mondo (17-26 milioni). Le proteste pro-Iran hanno causato almeno 23 morti entro marzo 2026. Il governo vota 'No' alla risoluzione ONU contro l'Iran per placare la piazza, mentre avanza gli interessi USA per mantenere aperti i rubinetti dell'FMI.
La prossimità del Pakistan alla provincia iraniana del Sistan-Balochistan offre agli USA un potenziale trampolino strategico orientale, ora che i paesi del Golfo negano l'uso del loro suolo per operazioni offensive contro l'Iran. Questa è la vera posta in gioco dietro la mediazione di Sharif.