Silent People

16.05.2026 16:06Europa/Madrid

TX-2023

Iranian minister's visit to China before the Trump-Xi meeting: possible decisions on Iran and the Strait of Hormuz.

TX-2022

Ongoing Iranian tactical movements: maximum restraint and caution are urged.

TX-2021

The United Arab Emirates has expelled around 15,000 Pakistani Shiite workers.

TX-2020

The ships are evacuating the port of Ras Al Khaimah, in the United Arab Emirates, on the orders of the Iranian Revolutionary Guards.

TX-2019

Missile and drone attacks against the United Arab Emirates, authorities urge citizens to stay in safe places.

TX-2018

Alert for those currently in the Emirates: closely monitor the Iranian response. The American plan involves internal destabilization operations in Iran. The piano is already on the table. The clues are there.

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ArticleOperazioni di destabilizzazione interna all’Iran: il piano americano via Kurdistan e Baluchistan
Parallelamente all’operazione sulle isole nello Stretto, gli Stati Uniti stanno portando avanti un piano per creare instabilità all’interno del territorio iraniano. I vettori di ingresso identificati sono il Kurdistan e il Baluchistan, due regioni con forti tensioni etniche e storiche che possono essere usate come corridoi per operazioni di tipo paramilitare e terroristico contro obiettivi strategici iraniani. Il piano non è una speculazione. Gli indizi già presenti sul terreno indicano che la fase preparatoria è avanzata. La logica è quella di aprire un secondo fronte interno all’Iran mentre la pressione militare esterna si intensifica sullo Stretto, costringendo Teheran a disperdere le proprie risorse di sicurezza su più fronti simultanei. L’Iran conosce questa dottrina e la risposta iraniana non sarà solo difensiva. Chi si trova attualmente negli Emirati Arabi Uniti deve monitorare con la massima attenzione l’evoluzione delle prossime ore. La risposta iraniana al complesso di queste operazioni può essere rapida, multidirezionale e colpire dove l’avversario è più esposto economicamente e logisticamente. Gli Emirati, per le ragioni già note, rimangono il bersaglio più probabile e più vulnerabile.
TX-2017

It is confirmed: the US and Israel are organizing a land action to conquer the Iranian islands in the Strait. Iran has already decided on the answer. On the table is a plan for amphibious operations in Emirati territory.

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ArticlePiano anfibio iraniano sugli Emirati: la risposta alla conquista delle isole è già decisa
Non è più un’ipotesi. Gli Stati Uniti e Israele stanno organizzando in modo concreto un’operazione via terra per prendere il controllo delle isole iraniane nello Stretto di Hormuz. La notizia è nota ai principali servizi di intelligence della regione. La preparazione è in corso. L’Iran non aspetta di essere colpito per decidere come rispondere. Il piano iraniano è già stato approvato. Prevede operazioni anfibie in territorio emiratino. La scelta del bersaglio non è casuale: gli Emirati sono la piattaforma logistica e politica che ha reso possibile l’organizzazione dell’offensiva americana e israeliana. Colpire il territorio emiratino significa colpire il supporto strutturale dell’operazione, non solo rispondere a un attacco. Da questo momento la situazione negli Emirati può cambiare rapidamente. Tutto dipende dalle azioni che la leadership emiratina sceglierà di fare nelle prossime ore. Se gli Emirati partecipano attivamente all’operazione sulle isole, la risposta iraniana scatta. Se provano a prendere le distanze nell’ultimo momento, il piano potrebbe essere sospeso o ridimensionato, ma la fiducia tra Abu Dhabi e Washington si rompe in modo difficilmente recuperabile. Non esiste una via di uscita comoda. Gli Emirati hanno costruito la loro posizione attuale su scelte che li hanno portati dentro un conflitto che ora rischia di arrivare fisicamente sul loro territorio. Un’operazione anfibia iraniana negli Emirati sarebbe uno sconvolgimento senza precedenti per un paese la cui economia dipende dalla percezione di stabilità e sicurezza. Turismo, finanza, logistica, tutto si ferma nel momento in cui le immagini di un’operazione militare sul suolo emiratino escono sui mercati internazionali. Prestare la massima attenzione a quello che accade nelle prossime ore.
TX-2016

Borders have become elastic. International law has never been so alone.

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ArticleDalla terra allo stato non si torna: la narrativa che sta riscrivendo il diritto internazionale
Israele non ha una costituzione. Non è un dettaglio tecnico: è una scelta politica che dice qualcosa di preciso sul tipo di entità che Israele vuole essere. Uno stato con una costituzione ha confini definiti, diritti codificati, un perimetro giuridico riconoscibile. Uno stato senza costituzione può ridefinire se stesso in modo permanente. E oggi Israele ha scelto di ridefinirsi attraverso una parola sola: terra. Non territorio, non stato, non confini. Terra. La differenza non è semantica: è giuridica e politica. Il territorio è un concetto del diritto internazionale: ha coordinate, ha trattati, ha riconoscimenti. La terra è un concetto biblico, storico, emotivo. Non ha confini perché non ne ha bisogno. Tutti i partiti israeliani, senza eccezione, parlano oggi di terra. Nessuno parla più di stato nei termini del diritto internazionale. Trump usa esattamente lo stesso registro. Quando parla di Groenlandia, Canada, Messico, non usa il linguaggio della politica estera. Usa il linguaggio della conquista territoriale. Terra da prendere, terra da controllare, terra che appartiene per ragioni che stanno al di sopra dei trattati. Due leader diversi, la stessa struttura narrativa. Non è una coincidenza. Questo linguaggio si sta diffondendo. Alcune monarchie arabe, che fino a ieri usavano il vocabolario diplomatico convenzionale, cominciano a parlare di isole, di acque, di zone da controllare usando gli stessi termini. Quando i tuoi avversari conquistano con il linguaggio della terra, o adotti lo stesso linguaggio o resti indietro. I confini in questa dinamica non spariscono: diventano elastici, negoziabili, soggetti alla forza del momento. L’Italia osserva in silenzio. Non è neutralità: è complicità passiva. Quando una narrativa che viola le basi del diritto internazionale si afferma senza opposizione nei consessi internazionali, il silenzio degli stati che potrebbero parlare diventa parte del problema. La retorica della terra non è solo propaganda: è la preparazione giuridica e culturale alla prossima conquista. E funziona meglio quando nessuno la chiama con il suo nome.
TX-2015

Yesterday, the US Navy killed 5 civilians in the Strait of Hormuz, mistaking them for military boats; later Donald Trump declared that he had sunk IRGC units.

TX-2014

The Spanish Foreign Minister has stated that Spain will not participate in any military action against Iran.

TX-2013

Global jet fuel prices have risen dramatically after the closure of the Strait of Hormuz and the energy crisis, forcing airlines to raise ticket prices.

TX-2012

Urgent warning from the United States to its citizens in Kurdistan and Iraq: do not go to Iraq for any reason; those who are in the country must leave it immediately.

TX-2011

A US KC-135 tanker plane sent a distress signal and disappeared from the radar in the airspace between Qatar and Abu Dhabi, a SAR helicopter is searching the area.

TX-2010

GPS signal interruption reported in the Strait of Hormuz

TX-2009

Pakistan strongly condemns the missile and drone attacks against civilian infrastructure in the United Arab Emirates that occurred last night.

TX-2008

According to Iranian sources, the U.S. Navy did not target IRGC patrol boats, but opened fire on two civilian cargo ships carrying goods from Oman to Iran.

TX-2007

High tension in the Persian Gulf: GPS anomalies reported and intense US air activity between Iraq and Jordan. Iran is on high alert.

TX-2004

In the Emirates, the nightmare of betrayal has begun. The region's intelligence and monarchies are starting to wonder: who shook hands with Iran behind the scenes? Every Arab country that talks about neutrality is now a suspect.

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ArticleIl sospetto del tradimento: negli Emirati la neutralità araba diventa un’accusa
Dentro le stanze delle intelligence emiratine e nelle corti dei principati del Golfo sta prendendo forma una domanda che nessuno pronuncia ad alta voce ma che tutti stanno facendo: c'è qualcuno che ha parlato con Teheran? C'è un paese arabo che, mentre partecipava alle riunioni della coalizione, stringeva accordi separati con l’Iran? Il segnale che alimenta questo sospetto è la neutralità. Quando un paese della regione dichiara di non voler prendere parte al conflitto, la lettura emiratina non è quella di una scelta prudente: è quella di un tradimento in corso. La neutralità, in questo momento, viene percepita come una copertura diplomatica per relazioni sotterranee con Teheran. E questa percezione sta avvelenando i rapporti interni al mondo arabo. Le monarchie del Golfo che hanno scommesso sull’offensiva contro l’Iran si trovano ora in una posizione psicologicamente insostenibile. . È più facile cercare un traditore. Questo tipo di paranoia, una volta entrata nei sistemi di intelligence, è molto difficile da fermare. Produce sospetti, produce controlli, produce rotture.
TX-2003

Drones are reportedly targeting sites in the United Arab Emirates; explosions reported in Abu Dhabi.

TX-2002

China has stated that it does not recognize unilateral US sanctions against third countries and has strengthened trade relations with nations such as Iran and Russia.