TX-2727
Secret services: the military is no longer enough
Attached articles
ArticleIl militare non basta più
Per decenni abbiamo affidato la guida dei servizi di intelligence a militari di carriera. Aveva un senso quando la minaccia era un esercito schierato al confine. Ma le guerre di oggi non si combattono più solo con i carri armati: si combattono con l'economia, l'informazione, la tecnologia, le migrazioni, il consenso. E davanti a questo, la formazione militare non basta più.
Un militare è addestrato a vincere una battaglia, non a leggere una società. La sua cultura è quella dell'obiettivo, del risultato misurabile, della catena di comando. Difficilmente ha lo sguardo lungo di chi deve capire come si muove un Paese nel profondo, come cambiano le fragilità sociali, dove nasceranno le crisi tra dieci anni. La sicurezza, però, oggi è esattamente questo: prevedere, non solo reagire.
Il problema si aggrava perché tutti chiedono risultati immediati. I politici vogliono successi da esibire nel breve, il ciclo elettorale non aspetta, e così anche i vertici dei servizi finiscono per lavorare sull'urgenza invece che sulla visione. Ma l'intelligence che insegue solo il risultato di domani è cieca sul dopodomani.
C'è poi una debolezza strutturale. Un capo dei servizi che non ha interlocutori politici propri, autorevoli e stabili, si ritrova solo. Per sopravvivere diventa un equilibrista: non deve scontentare questo ministro, né quell'altro, né la maggioranza di turno. E un equilibrista non decide: si limita a non cadere.
È così che accade la cosa più pericolosa: la sicurezza nazionale smette di essere nazionale e diventa politica. Non serve più a proteggere il Paese, ma a non dispiacere al politico del momento. Ci si inginocchia alla volontà di chi comanda oggi, sapendo che domani comanderà un altro. E un servizio che si piega non protegge nessuno: protegge solo chi lo guida pro tempore.
I vertici dell'intelligence andrebbero scelti non per gradi militari, ma per capacità di lettura strategica, sociale e di lungo periodo. Servono figure con autonomia, cultura ampia e la forza di dire no al potere quando l'interesse del Paese lo impone. Perché la sicurezza vera non è obbedienza: è visione.
Finché confonderemo la lealtà con la subordinazione, avremo servizi efficienti nell'eseguire e ciechi nel prevedere. Ed è proprio nella cecità che nascono i disastri.
TX-2726
Public or private? The Great Deception of War
Attached articles
ArticlePubblico o privato? Il grande inganno della guerra
Ci vogliono far credere che certe scelte in guerra siano pubbliche, decise da Stati e istituzioni. Ma dietro ci sono attori privati che agiscono per interesse proprio.
Un'azienda privata che si affianca a uno Stato per prendere parte a un conflitto, fornendo strumenti e capacità che possono servire a commettere crimini è gravissimo. Quel privato non ha alcun mandato, non risponde a un parlamento, non è sottoposto ad alcun controllo. Prende il potere del pubblico e la libertà del privato, senza la responsabilità di nessuno dei due: quando qualcosa va storto si nasconde dietro lo Stato, quando c'è da guadagnare incassa come privato.
Il caso Starlink è solo l'esempio più visibile: una rete in mano a un singolo, diventata di fatto un attore geopolitico che nessun cittadino ha mai votato. Ma il problema è il modello, non un nome: privati travestiti da servizio pubblico per fare, con la copertura di uno Stato, ciò che a uno Stato non sarebbe permesso. E il diritto non è pronto: ad oggi nessun contractor privato è mai stato processato per crimini di guerra. È in questo vuoto che prospera l'impunità.
Lo stesso schema vale per Gaza. La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che è "plausibile" un genocidio in corso. E la parola "complicità" è già stata usata, dentro le istituzioni, per accusare i vertici europei di aver taciuto e continuato ad armare. Non tutti però hanno taciuto: c'è chi ha imposto l'embargo, chi ha riconosciuto la Palestina, chi ha agito.
La tesi è una sola: pubblico e privato non possono più confondersi per sfuggire alla giustizia. Chi ha usato lo schermo di un'azienda per entrare in un conflitto, chi ha lucrato mentre governava, chi ha coperto crimini spacciandoli per interesse di Stato, privati e leader europei allo stesso modo, deve risponderne. Indagare i conflitti d'interesse, perseguire gli illeciti, confiscare i proventi. Non per vendetta, ma per un principio: la legge deve valere anche per i più potenti. Soprattutto per loro.
La tecnologia non è il nemico. Il nemico è l'impunità travestita da innovazione.
Le accuse penali qui richiamate , genocidio, complicità, illeciti , sono, ove non accertate da tribunali, tesi e opinioni.
TX-2724
The latest Ukrainian operations reignite the debate on the progress of the war. Between propaganda, Western aid and military strategies, there is a growing confrontation over what the real situation is on the ground.
Attached articles
ArticleL'altra lettura del conflitto in Ucraina
A mio parere, molte delle operazioni militari ucraine hanno anche una forte valenza comunicativa: servono a trasmettere, soprattutto ad alcuni governi europei, l'immagine di un'Ucraina ancora in grado di mantenere l'iniziativa sul campo.
Ritengo inoltre che una parte della propaganda finisca per alimentare aspettative poco realistiche. Mi preoccupano anche le dichiarazioni di alcuni esponenti ucraini e le controversie legate alla memoria storica di figure nazionaliste coinvolte in violenze contro i polacchi, temi che continuano a creare tensioni.
Dal mio punto di vista, l'Ucraina dipende in misura determinante dal sostegno economico e militare dei partner occidentali. Senza questo supporto, credo che la sua capacità di sostenere il conflitto sarebbe fortemente compromessa.
Per questo motivo considero alcune operazioni particolarmente spettacolari anche come strumenti per mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica e dei governi europei, così da favorire la prosecuzione degli aiuti.
Allo stesso tempo, ritengo che la Russia non abbia interesse a reagire in modo impulsivo, anche perché osserva le difficoltà economiche e politiche che, a mio avviso, stanno attraversando alcuni Paesi della NATO, come la Germania. È mia opinione che Mosca stia preparando una risposta militare alle recenti azioni ucraine.
TX-2719

Legend has it that, during a confidential meeting, some men refused to carry out certain orders, declaring: “If we are forced to respond to threats, we will not stop.”
Attached articles
ArticleTra il bianco e il nero esistono infinite sfumature di grigio. E il grigio non è il nero
Il povero Analfabeta / Agricolo , il sopravvalutato. Ha tentato e ritentato invano e, quando non riusciva a ottenere ciò che voleva, cercava comunque di colpire, anche indirettamente. Ha inseguito il potere e, una volta raggiunto, lo ha esercitato nel modo peggiore: con arroganza, presunzione e la convinzione di essere intoccabile.
Quando per anni si rimane ai margini e poi si arriva ai vertici dello Stato, il rischio è che il potere dia alla testa. È allora che personaggi mediocri, rimasti nell'ombra per anni, trovano finalmente l'occasione per riversare frustrazioni e rancori contro chi aveva cercato di fare il proprio dovere.
È una vicenda tanto semplice quanto grottesca. Lo scandalo, raccontano in molti, è ancora chiuso in un cassetto, ma prima o poi verrà alla luce.
L'immagine è sempre la stessa: dietro una scrivania, con gli occhiali abbassati, lo sguardo rivolto verso l'alto in segno di disappunto. Poi arrivano gli scatti d'ira, le pretese, le urla, come se bastasse alzare la voce per trasformare un'opinione in una verità di Stato.
Qualcuno, molto tempo fa, aveva provato ad avvertirlo. Prima con il silenzio, poi con una frase rimasta impressa: «Se ci sarà una risposta, te la faremo sapere». La reazione fu stizzita: «Io sono lo Stato, esigo una risposta entro un'ora». Ma la risposta che ricevette fu il silenzio.
Chi doveva capire, aveva già capito. Eppure molti preferirono piegarsi al potere politico del momento invece di difendere le istituzioni. Nessuno si ribellò, pochi ebbero il coraggio di esporsi. C'era chi sperava in una promozione, chi preferiva conservare la propria poltrona.
Nel frattempo qualcuno si era perfino convinto di poter ambire al Quirinale, immaginando di imitare uomini del calibro di Cossiga. Un'ambizione sproporzionata, sostenuta da una corte di adulatori che scambiavano l'obbedienza per il merito.
Ma le istituzioni non appartengono ai potenti di turno. Appartengono alla Repubblica e ai suoi cittadini. Prima o poi, ogni abuso, ogni arroganza e ogni eccesso di potere vengono sottoposti al giudizio della storia e, se vi saranno responsabilità accertate, anche della magistratura.
A buon intenditore, poche parole.


