TX-2013

Global jet fuel prices have risen dramatically after the closure of the Strait of Hormuz and the energy crisis, forcing airlines to raise ticket prices.

TX-2012

Urgent warning from the United States to its citizens in Kurdistan and Iraq: do not go to Iraq for any reason; those who are in the country must leave it immediately.

TX-2011

A US KC-135 tanker plane sent a distress signal and disappeared from the radar in the airspace between Qatar and Abu Dhabi, a SAR helicopter is searching the area.

TX-2010

GPS signal interruption reported in the Strait of Hormuz

TX-2009

Pakistan strongly condemns the missile and drone attacks against civilian infrastructure in the United Arab Emirates that occurred last night.

TX-2008

According to Iranian sources, the U.S. Navy did not target IRGC patrol boats, but opened fire on two civilian cargo ships carrying goods from Oman to Iran.

TX-2007

High tension in the Persian Gulf: GPS anomalies reported and intense US air activity between Iraq and Jordan. Iran is on high alert.

TX-2004

In the Emirates, the nightmare of betrayal has begun. The region's intelligence and monarchies are starting to wonder: who shook hands with Iran behind the scenes? Every Arab country that talks about neutrality is now a suspect.

Attached articles

ArticleIl sospetto del tradimento: negli Emirati la neutralità araba diventa un’accusa
Dentro le stanze delle intelligence emiratine e nelle corti dei principati del Golfo sta prendendo forma una domanda che nessuno pronuncia ad alta voce ma che tutti stanno facendo: c'è qualcuno che ha parlato con Teheran? C'è un paese arabo che, mentre partecipava alle riunioni della coalizione, stringeva accordi separati con l’Iran? Il segnale che alimenta questo sospetto è la neutralità. Quando un paese della regione dichiara di non voler prendere parte al conflitto, la lettura emiratina non è quella di una scelta prudente: è quella di un tradimento in corso. La neutralità, in questo momento, viene percepita come una copertura diplomatica per relazioni sotterranee con Teheran. E questa percezione sta avvelenando i rapporti interni al mondo arabo. Le monarchie del Golfo che hanno scommesso sull’offensiva contro l’Iran si trovano ora in una posizione psicologicamente insostenibile. . È più facile cercare un traditore. Questo tipo di paranoia, una volta entrata nei sistemi di intelligence, è molto difficile da fermare. Produce sospetti, produce controlli, produce rotture.
TX-2003

Drones are reportedly targeting sites in the United Arab Emirates; explosions reported in Abu Dhabi.

TX-2002

China has stated that it does not recognize unilateral US sanctions against third countries and has strengthened trade relations with nations such as Iran and Russia.

TX-2001

The hacker group 'Handala' announced that it had conducted an advanced cyber operation against the strategic port of Fujairah, in the United Arab Emirates, publishing thousands of confidential documents.

The hacker group 'Handala' announced that it had conducted an advanced cyber operation against the strategic port of Fujairah, in the United Arab Emirates, publishing thousands of confidential documents.
TX-2000

The Emirates continue to seize assets of Iranian citizens and carry out arbitrary expulsions.

TX-1999

Explosions reported in the Emirates

TX-1998

The Emirates have chosen the path of aggression: war lobbies, agreements with Israel against Iran, American logistics bases, intelligence collection. Iran had issued warnings.

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ArticleGli Emirati e il prezzo di una scelta
Dopo la fine del conflitto precedente, Abu Dhabi e Dubai hanno deciso di cambiare postura. Invece di mantenere il ruolo di hub commerciale e finanziario neutrale che aveva garantito loro decenni di crescita, hanno abbracciato un approccio attivo e aggressivo nella politica regionale. La scelta non è stata casuale: è stata costruita nel tempo attraverso accordi, lobbying e posizionamenti militari. Sul piano politico, gli Emirati hanno sviluppato una rete di pressione attiva nei confronti delle cancellerie occidentali per sostenere posizioni ostili all’Iran, incitando alla guerra come soluzione alla questione del potere regionale. Sul piano militare, hanno stretto accordi operativi con Israele che includevano componenti dirette contro l’Iran, ospitando movimenti logistici americani sul proprio territorio e diventando un nodo fondamentale della rete di intelligence della coalizione. Sul piano economico, hanno partecipato a iniziative pensate per sfidare l’equilibrio petrolifero della regione, minacciando indirettamente la posizione dell’Iran nel mercato energetico del Golfo. L’Iran aveva risposto con avvertimenti precisi e documentati. Teheran aveva comunicato attraverso canali diplomatici e dichiarazioni pubbliche che una trasformazione degli Emirati in piattaforma ostile avrebbe avuto conseguenze. Quegli avvertimenti sono stati ignorati, probabilmente con la convinzione che l’ombrello americano e israeliano fosse sufficiente a garantire l’impunità. Oggi quella convinzione si sta scontrando con la realtà. Gli Emirati si trovano in una posizione che non avevano calcolato bene: troppo esposti per tornare alla neutralità, troppo vulnerabili per sostenere un conflitto prolungato. Il turismo, la finanza, gli investimenti esteri che costituiscono l’ossatura dell’economia emiratina non reggono in un contesto di guerra aperta. La parte della leadership che aveva spinto per l’aggressività aveva sottovalutato un principio elementare dell’intelligence economica: la vicinanza geografica a un conflitto ha sempre un costo, e quel costo cresce in modo esponenziale quando si è passati da spettatori a protagonisti.
TX-1997

Alarm sirens reactivated in the Emirates

TX-1996

Trump is using middlemen and politicians to convince shipowners to transit the Strait of Hormuz. A ship commander has already publicly answered: but what are you saying? Every ship that passes is a lure.

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ArticleGli armatori come esca: intermediari, politici e un capitano che ha detto no
Washington non sta lavorando da sola. Per convincere gli armatori privati a far transitare le loro navi attraverso lo Stretto di Hormuz vengono usati intermediari e figure politiche, non solo canali diplomatici ufficiali del Dipartimento di Stato. La pressione arriva da più direzioni, con argomenti che mescolano l’appello alla libertà di navigazione, interessi commerciali e la retorica dell’operazione umanitaria. Non tutti hanno accettato in silenzio. Un comandante di nave, contattato nell’ambito di questa campagna di convincimento, ha risposto pubblicamente con una domanda diretta: ma cosa state dicendo? La reazione dice tutto su come viene percepita la proposta da chi conosce lo Stretto e sa cosa significa portare un equipaggio in quelle acque in questo momento. Non è un atto di navigazione commerciale. È un atto di guerra sotto copertura civile. Il meccanismo rimane lo stesso. Se una di quelle navi viene attaccata, da forze iraniane o con un’operazione sotto falsa bandiera attribuita all’Iran L’Iran lo sa e tiene la posizione. Ma ogni risposta iraniana, qualunque essa sia, sarà usata. Sparare contro una nave civile straniera è un errore strategico irreparabile. Non sparare significa cedere il controllo operativo dello Stretto. Trump ha costruito una situazione in cui qualsiasi mossa iraniana produce un risultato favorevole agli americani. Il capitano che ha detto no ha capito la partita meglio di molti governi europei.
TX-1995

New attacks on Abu Dhabi

TX-1994

Iran already knows where Trump wants to go. The humanitarian corridor exists on paper: technically open,concretely inaccessible from the Iranian front. In the middle are false flags,oil and the Emirates that are in danger of breaking from the inside.

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ArticleHormuz: false flag, petrolio e gli Emirati spaccati tra guerra e neutralità
Teheran non è sorpresa da quello che sta accadendo. L’Iran legge la mossa americana da settimane: Trump ha chiesto alle navi di passare dal corridoio umanitario, il che significa dichiarare la rotta aperta. Aperta formalmente, chiusa nei fatti, perché dal fronte iraniano il transito è impossibile senza autorizzazione di Teheran. È una trappola semantica: chiunque blocchi il passaggio diventa l’aggressore, anche se stava solo difendendo le proprie acque In questo scenario entrano in gioco le false flag. Non tutti gli attacchi attribuiti all’Iran in questi giorni sono stati compiuti dall’Iran. Alcuni episodi mostrano caratteristiche incompatibili con le dottrine operative iraniane note, e servono a deteriorare ulteriormente l’immagine di Teheran davanti alla comunità internazionale. L’obiettivo è costruire un quadro in cui l’Iran appaia come l’unico responsabile dell’instabilità, rendendo qualsiasi risposta americana e israeliana difendibile. Dietro tutto questo c’è il petrolio. Trump vuole il controllo delle infrastrutture energetiche del Golfo, non solo la libertà di navigazione. Il deterioramento deliberato della situazione è funzionale a giustificare una presenza militare permanente in un’area che vale il 20% del greggio mondiale. Gli Emirati in questo scenario sono il punto fragile. Una parte della leadership emiratina sta cercando di entrare nel conflitto al fianco di Washington, convinta che sia il momento di consolidare la propria posizione nella regione. Un’altra parte parla di neutralità e non vuole essere trascinata in una guerra i cui costi ricadrebbero sull’economia emiratina, sul turismo, sugli investimenti esteri che Abu Dhabi ha costruito in decenni. Questa frattura interna è reale e potrebbe diventare la variabile più pericolosa per gli Emirati: un paese che entra in guerra spaccato al suo interno non reggere l’urto a lungo.
TX-1993

Bahrain has declared a state of national emergency.

TX-1992

Iran has denied US claims that US forces have sunk several Iranian military vessels.