TX-3161

MADRID'S RESPONSE FOLLOWS AN ITALIAN INITIATIVE DICTATED BY INTERNAL NEEDS. THE COST OF THE DISPUTE DOES NOT FALL ON THE PERSON WHO OPENED IT.

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ArticleIL CONTO DI UN'AVVENTURA DIPLOMATICA
La risposta di Madrid è la conseguenza prevedibile di un'iniziativa italiana che non nasceva da un problema reale. Il governo cercava un'opportunità, non una soluzione. Il metodo è quello dell'avventurismo geopolitico: costruirsi un ruolo internazionale attraverso una controversia, coltivando il culto dell'ignoranza in chi ascolta. Funziona finché la controparte tace. Quando risponde, il calcolo salta, e resta soltanto il danno. Il punto è che la guerra di Meloni è con se stessa, ed è interna alla sua condizione politica. Ma le conseguenze non restano dove è nata la decisione: ricadono su chi vive di scambi, di frontiere aperte e di rapporti che funzionano. Resta da vedere cosa porterà l'autunno.
TX-3160

The commander of the Iraqi Armed Forces announced the launch of a security plan aimed at preventing a possible attack against Saudi Arabia.

TX-3159

Turkish President Recep Tayyip Erdoğan is expected in Riyadh to sign a joint defense agreement with Saudi Crown Prince Mohammed bin Salman and Pakistani Prime Minister Shehbaz Sharif

TX-3158

Yemen Houti missile launch towards Saudi Arabia

TX-3157

Saudi General Mansour Turki was killed this morning during the Houti attacks from Yemen that hit the Najran area, in the south of the Kingdom

TX-3156

Oman has accepted a framework agreement with Iran to open the Strait of Hormuz. The agreement aims to promote a new ceasefire and the resumption of nuclear talks between Washington and Tehran.

TX-3155

AN HOUR AFTER THE SAUDI PRESS, WHICH QUOTED AN IRAQI SOURCE ABOUT AN IRANIAN AND YEMENI PLAN AGAINST RIYADH, REUTERS RELAUNCHES: IRAN WANTS TO ATTACK SAUDI ARABIA.

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ArticlePERCHÉ DOBBIAMO MORIRE PER GLI STATI UNITI
Trump continua a sostenere il piano della pace attraverso la forza. I paesi del Golfo continuano a dire che vogliono trattare con l'Iran, e a ogni passaggio arrivano modifiche dell'ultimo minuto. Le due posizioni non convergono, e la distanza si allarga. I due blocchi, Hormuz e Bab el-Mandeb, stanno strangolando l'Arabia Saudita e insieme i rifornimenti americani. Da quarantacinque anni non accadeva nulla di simile. Washington sta correndo ai ripari sostenendo che Iran, Iraq e Yemen intendono attaccare Riad, ma l'argomento serve a coprire un problema logistico, non a descriverlo. Trump e il Dipartimento di Stato stanno provando ogni strada per trascinare l'Europa nel conflitto, e soprattutto la NATO, procedendo per provocazioni. L'elenco è lungo e nessuno lo nasconde: qualsiasi commissione d'inchiesta non farebbe fatica, è tutto materiale pubblico. Sabato notte Trump ha fermato un attacco già in corso. Teheran aveva minacciato in modo esplicito di colpire tutte le infrastrutture critiche della regione, e la pressione dei paesi del Golfo su Washington è stata fortissima. Ma ha pesato anche altro: una parte dell'esercito americano ha il morale a terra, e i feriti e i morti non corrispondono affatto alle cifre dichiarate. Nei paesi del Golfo, colpiti di continuo, le intelligence nazionali segnalano una domanda che cresce tra le popolazioni: se tutto questo abbia un senso, e perché continuare a ospitare basi americane. Le case reali resistono per una ragione precisa: hanno i soldi negli Stati Uniti e non vogliono fare la fine di Assad o di Janukovyč. Il caso del Bahrein è istruttivo. I reali hanno chiesto all'Iran, da musulmani, di non attaccare un paese musulmano. Non ha risposto il presidente, non ha risposto un ministro: ha risposto il portavoce del ministero degli Esteri, e la risposta è stata secca. Permettete alle basi americane sul vostro territorio di attaccarci. Far rispondere un portavoce a una richiesta di una casa reale significa negarle il rango di interlocutore. Gli Emirati non si azzardano a muovere un passo falso. Il paese può dividersi in meno di trenta minuti: i rapporti tra le famiglie sono tesi al punto che basta poco perché tutto ceda da sola. Gli imprenditori che vi operano lavorano in uno stato di preoccupazione costante, anche se in superficie tutto appare normale. Il Kuwait è il più colpito, e alla fine il disimpegno americano è arrivato. In pratica hanno smontato i radar più costosi e li hanno trasferiti altrove. Kuwait e Bahrein sono rimasti scoperti. Restano Siria, Iraq e Arabia Saudita. In Siria al-Sharaa è passato da terrorista islamico a Bandito , la sua famiglia è diventata irriconoscibile per accumulo di proprietà, denaro e donne, e nel paese si commettono violenze atroci e crimini sistematici contro le minoranze. L'Europa tace. In Iraq il primo ministro è tanto inutile da giocare a fare Saddam: è già stato avvisato, e non crediamo che arriverà un secondo avviso. Sull'Arabia Saudita gli analisti continuano a non capire. Nessuno ha spiegato perché abbia bombardato gli Houthi. Molti sospettano una pressione di Trump, e qui bisogna andare con le pinze. La strozzatura dei due stretti risponde a un calcolo preciso per riportare l'Europa e tutti gli altri dentro la sfera americana, oppure sono atti estemporanei di follia geopolitica di questa amministrazione? Le due letture portano a scenari opposti e allo stato nessuna delle due può essere esclusa. Una cosa è certa: se Trump tentasse l'azzardo, il Medio Oriente cambierebbe forma. E intanto la Russia ha cominciato a intensificare la pressione per strangolare l'Ucraina, mentre la volatilità dei prezzi in Europa e negli Stati Uniti ha superato la soglia di sostenibilità. Ogni giorno che passa il quadro peggiora. Trump vuole la guerra per ottenere la pace con la forza. E la costruzione è già in corso. Un'ora prima i giornali sauditi attribuivano a una fonte qualificata irachena l'esistenza di un piano iraniano e yemenita per attaccare l'Arabia Saudita. In serata la stessa notizia è uscita su Reuters: l'Iran vuole attaccare l'Arabia Saudita. Un'ora tra la fonte anonima locale e l'agenzia internazionale. La domanda che si fa tutta l'area, dai palazzi alle strade, è una sola: perché dobbiamo morire per gli Stati Uniti.
TX-3154

Iran's operational activism, based on preventive actions and anticipatory intelligence, is redefining the regional scenario, forcing the United States to reconsider its strategy in Iraq.

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ArticleEvoluzione dello scenario operativo Iraq–Iran
Le recenti operazioni preventive condotte dall'Iran indicano un'evoluzione della dottrina operativa di Teheran, sempre più orientata ad anticipare le minacce prima della loro concretizzazione. Questo approccio, fondato su intelligence preventiva, rapidità decisionale e proiezione oltre confine, sta modificando l'equilibrio operativo regionale, riducendo gli spazi di iniziativa degli attori avversari. Sul versante statunitense emergono indicazioni di una possibile revisione della strategia. Secondo analisi circolate in ambienti specializzati, Washington disporrebbe già di un quadro informativo ampio sulle reti logistiche e operative dei gruppi della resistenza irachena. L'obiettivo attuale sarebbe trasformare tale patrimonio informativo in capacità d'intervento attraverso le istituzioni di sicurezza e giudiziarie irachene, conferendo una cornice legale alle future operazioni. Qualora questo approccio non producesse i risultati attesi, alcune valutazioni strategiche ipotizzano un passaggio a una campagna focalizzata sulla leadership dei gruppi armati, privilegiando la neutralizzazione dei vertici rispetto agli attacchi contro infrastrutture, depositi o capacità materiali. L'evoluzione dello scenario evidenzia quindi un confronto sempre più incentrato sulla superiorità informativa e sulla capacità di anticipare l'iniziativa dell'avversario, con un progressivo spostamento dalle operazioni convenzionali a un modello basato su intelligence, operazioni mirate e pressione sulle strutture di comando.
TX-3153

Violent clashes on the Yemeni border between Saudi-backed militias and Ansar Allah fighters. Intense fighting reported along different sectors of the contact line

Violent clashes on the Yemeni border between Saudi-backed militias and Ansar Allah fighters. Intense fighting reported along different sectors of the contact line
TX-3152

The deployment of security forces in Baghdad has been reinforced. Increased alert level for monitoring reported mercenary movements

TX-3151

In Israel, a profound reorganization of the intelligence leadership has begun. For critics, many former executives will end up selling security skills and platforms to foreign governments, including European partners

TX-3150

Car bomb attack in Jaramana, near Damascus. The explosion caused a large number of deaths and injuries. The authorities have launched investigations into the incident.

TX-3149

Iran consolidates the doctrine of preventive attacks, aiming to neutralize threats considered imminent beyond its borders before they can result in a direct offensive.

TX-3148

Missiles launched by Yemen Houti at positions in Saudi Arabia

TX-3147

Houti Military Tactical Movements: Exercise caution

TX-3146

THE FRENCH INTELLIGENCE RANKING PRODUCES A COMPACT REACTION IN ITALY IN DEFENSE OF ROLES. NOBODY GOES INTO THE MERITS OF THE METHOD.

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ArticleNON UNA GRADUATORIA, UNA LISTA DI RESPONSABILITÀ
I francesi fanno una classifica sulle intelligence e in Italia se la prendono tutti a male. È stata rilanciata in piena estate, con il caldo, e ha risvegliato l'ambiente. Non ci interessa la graduatoria. Ci interessa la reazione, perché è quella a dire qualcosa. Nessuno ha discusso il metodo, nessuno è entrato nel merito dei criteri. Tutti si sono affrettati a difendere l'operato della casta. È una risposta di appartenenza, non di argomento, e restituisce l'informazione che la classifica non conteneva: chi si muove insieme quando il perimetro viene toccato. In estate, con i grandi mezzi fermi, uno stimolo di bassa intensità rende leggibili costellazioni di testate, nomi e narrative che nel rumore ordinario non si vedono. Antonio Teti ha replicato che l'intelligence non è uno sport olimpico e ha tirato in ballo la FIFA. Il paragone non gli giova: la FIFA è la struttura più corrotta dello sport, e chi la evoca per difendersi si mette da solo in cattiva compagnia. Resta da sperare che non arrivi un Trump a telefonare a un capo di Stato per far ritirare un cartellino rosso, anche se qualcosa del genere è già successo quando un ricercato della Corte penale internazionale ha attraversato i cieli italiani. Il metro di misura è sbagliato perché il problema non è la prestazione. È la politicizzazione dell'informazione di intelligence, di cui sono vittime tutti i servizi occidentali. La guerra in Iran lo dimostra: si è agito convinti di avere assi nella manica, tradendo trattative in corso. Il conto è pesante. Abbiamo perso l'invincibilità, che era la nostra vera arma: finché nessuno provava a colpirci, non serviva dimostrare nulla. Abbiamo perso influenza, perché chi ci ascoltava per timore adesso tratta con altri. E abbiamo scoperto di avere armamenti obsoleti e costosissimi, con prezzi fuori controllo che nessuno riesce più a giustificare. Sul mercato alimentare i prezzi sono fuori controllo e la volatilità colpisce chi compra ogni giorno. I danni sono incalcolabili e l'Occidente ne uscirà con dieci anni di crisi. E adesso ci spiegano che dobbiamo attrezzarci alle nuove sfide, la guerra cognitiva. Ma la crisi l'abbiamo creata noi, e nessuno la sta combattendo: la si sta usando per giustificare il prossimo bilancio. Sull'Italia il punto è di misura. Un Paese dovrebbe stare al proprio posto e non inseguire l'avventurismo di speculatori a cui i servizi stendono il tappeto rosso. Vale soprattutto per la Libia, dove i legami storici italiani sono indiscutibili: una volta eravamo temuti, oggi siamo usati nei tornaconti delle beghe familiari degli Haftar, e serviamo da soccorso ogni volta che ci sono difficoltà con turchi, emiratini e sauditi. A Roma servono ogni tanto le passerelle: droga per la politica quando i sondaggi scendono. Ma la questione vera non è la classifica. È la perdita della narrativa europea su democrazia e diritti civili, perduta insieme ai cittadini. La fiducia verso le istituzioni è rotta. Le abbiamo chiamate umanitarie, di pace, di liberazione dalle dittature, e si sono fermate tutte al regime change. Prima ancora c'erano i dossier falsi: il Niger gate, una patacca costruita a tavolino, su cui in Italia nessuno ha voluto commentare. E in Iraq ci sono stati cinquecentomila morti. Nessuno ha pagato per quelle morti. Nessun processo, nessuna carriera interrotta, nessuna responsabilità accertata: chi aveva firmato i dossier è rimasto al proprio posto, e in molti casi ha fatto strada. Nel frattempo siamo rimasti in silenzio davanti alla morte di bambini, all'uccisione di scienziati, docenti, studenti, medici. Abbiamo ucciso e abbiamo diffamato sapendo di diffamare. Abbiamo nascosto la verità alle società civili europee, tradito il mandato, ci siamo sottomessi all'autorità politica per tornaconto. Questo è alto tradimento, e vale per tutte le intelligence occidentali. Più che una classifica servirebbe una graduatoria delle responsabilità. Di questi tempi è meglio stare tra gli ultimi e non reagire: le reazioni di oggi sono le prove di colpevolezza di domani.
TX-3145

Qatar has submitted a diplomatic proposal aimed at delaying a possible military operation by 72 hours. According to the same source, the proposal was rejected by the Iranian authorities.

TX-3144Thread 2

The Meloni government's' Moroccan 'act represents an example of political alignment with Israel and the United States, a choice considered detrimental to the national interest.

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TX-3143

Iranian drone attack in Kurdistan

TX-3142

The Popular Mobilization Forces (PMF) have intensified surveillance operations along the border between Iraq and Syria to monitor the movements of fighters affiliated with the government led by Ahmed al-Sharaa